La vita che voglio

Mettersi in gioco, credere, crescere: parole difficili.
Scoprire nuovi attimi, diversi da quelli passati, nuove idee, nuovi modi di approccio: parole rischiose.

Eppure devo dire che anni fa mai avrei creduto di parlare così, alle 3 di notte, in questa città strana, ma a cui comunque sarò per sempre legato.
Mi viene in mente la mia generazione, con le sue difficoltà e i suoi divertimenti, fra banalità e sentimenti semplici. Penso a noi che cerchiamo una strada percorribile e il più possibile priva di ostacoli, con le nostre scelte comode e superficiali, con le nostre piccole grandi paure. Penso al torpore in cui siamo costretti a vivere, alle speranze che si annullano in una città di provincia, a quei cantanti che mezzo secolo fa hanno tracciato un percorso su cui si sarebbe basata la cultura moderna, che a sua volta spesso sputa su quelle idee geniali e propositive all’ennesima potenza.

L’altra volta scrissi una frase sulle canzoni folk. Le folksong sono delle storie raccontate in musica, storie vere e non vere, storie che parlano della vita reale, quella che le persone si trovano ad affrontare tutti i giorni. La dimensione provinciale, la casalinga, la lavorativa, la dimensione affettiva, entravano in queste canzoni in maniera del tutto naturale, senza molti giri di parole, ma con stile ironico, tagliente, arguto e illuminante. Non c’era la pretesa di cantare alle masse, c’era solo l’esigenza di mettere nero su bianco e di condividere con altre persone queste storie, che poi spesso sono diventate dei traditional.

Quando si parla di Italia io penso a La donna cannone, a L’isola che non c’è, al 4 marzo 1943 e ai momenti in cui condividevo con i miei amici queste canzoni. In piazza ci scendevo non per guardare la partita, ma per stare bene insieme a delle persone facendo cose semplici.

Non ho mai avuto la pretesa di essere un folksinger, ma vedo la mia vita come una canzone folk, in cui la sola cosa che conta è parlare in modo semplice a delle persone che hanno voglia di assumersi dei rischi e di gioirne o soffrirne insieme a me. Questa, che dovrebbe essere una faccenda positiva, spesso viene percepita come rischiosa, imprevedibile e poco affascinante. Ma io quando ascolto una canzone del genere sogno di vivere una vita così, una vita vera.

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